Centro Psicologia e Psicoterapia Funzionale Riese Pio X - Stress

Stress e benessere

Introduzione

E’ evidente che un problema base della società moderna è lo stress cronico. Esso infatti sta minacciando, in un crescendo inarrestabile, la salute e la qualità della vita dell’uomo in tutto il mondo industrializzato. Le conseguenze sono innumerevoli problematiche, che vanno dai disagi a patologie gravi, psichiche e/o fisiche. L’unione mente-corpo è ormai unanimemente riconosciuta dopo le dimostrazioni scientifiche della psiconeuroimmunologia. Mente e corpo, stati d’animo, pensiero, e reazioni fisiologiche sono strettamente integrate e si condizionano a vicenda istante per istante. Benessere psichico e benessere fisico sono due aspetti imprescindibili l’uno dall’altro. “L’animale motorio uomo”, col passare degli anni, subisce sempre più l’influenza della mente consapevole, considerata erroneamente superiore. Essa in realtà spesso genera in noi, tramite preconcetti, pregiudizi, convinzioni limitanti, condizionamenti ecc., circoli mentali viziosi in grado di comportare, a lungo o breve termine, malesseri fisici oltre che psichici. Oggi si sono sviluppate, grazie ai continui sviluppi delle neuroscienze, nuove psicoterapie e “tecnologie mentali” nonché programmi integrati di supporto, in grado di risolvere, anche in tempi brevi, numerose problematiche psichiche portando ad un aumento della consapevolezza e del controllo sui propri stati d’animo e quindi sui comportamenti. L’educazione mentale risulta parte integrante di qualunque programma di benessere.

 

Lo stress e i suoi meccanismi

Fu il neuroendocrinologo Hans Selye a fornire, nel 1936, la prima definizione scientifica dello stress. Il termine era stato preso a prestito dall’ingegneria, che lo usava per indicare lo sforzo, la tensione cui veniva sottoposto un materiale. Selye osservò che animali da esperimento sottoposti a stimoli diversi manifestavano una sindrome comune caratterizzata da ipertrofia corticosurrenale, atrofia del timo e delle ghiandole linfatiche e ulcere gastriche. Selye cercò di stabilire una relazione tra lo stimolo esterno pericoloso o minaccioso (stressor) e la reazione biologica interna dell’organismo (risposta o reazione da stress). Osservando i mammiferi, lo studioso notò che rispondevano a stimoli di diversa natura con una reazione fisiologica molto simile, caratterizzata dal comune stato di attivazione dell’asse ipotalamo-cortico-surrene, con produzione e secrezioni di glucocorticoidi; ne concluse che lo stress è la risposta “strategica” dell’organismo nell’adattarsi a qualunque esigenza, sia fisiologica che psicologica, cui venga a esso sottoposto. In altre parole, è la risposta aspecifica dell’organismo a ogni richiesta effettuata su di esso.

L’energia vitale dell’organismo umano proviene dalle sostanze alimentari con cui ci si nutre. La modalità con cui l’organismo sfrutta questa energia vitale dipende soprattutto da quel processo naturale e soggettivo che possiamo definire come “reazione di stress”. Lo stress quindi provoca una reazione fisiologica, reazione da stress, come risposta alle esigenze causate dagli stimoli esterni (stressor), che mobilita le risorse disponibili al fine di produrre una speciale energia, ad alto rendimento, definibile come “energia da stress”. Il processo biochimico che sprigiona tale energia è una reazione naturale che necessariamente si ripete nell’organismo, quotidianamente, tutte le volte che occorre. In altre parole, lo stress implica un aumento di attività di funzioni naturali stimolate da determinati ormoni, in particolare adrenalina, noradrenalina; corrisponde quindi a un’intensificazione della vitalità che consente all’organismo di adattarsi e reagire al variare delle circostanze. Per questo motivo, Hans Selye identificò lo stress con l’energia di adattamento che sperimentiamo ogni giorno.

La reazione o risposta di stress

L’organismo umano affronta o sopporta le difficoltà, procurando l’energia necessaria tramite un processo naturale, la reazione di stress, paragonabile a un innato meccanismo di adattamento che consente di adeguare le reazioni individuali all’imprevedibile variare delle circostanze. Selye identificò, in tale processo, tre fasi fondamentali: reazione di allarme, resistenza o adattamento ed esaurimento, che si succedono nell’organismo durante ogni reazione da stress e chiamò l’intera sequenza General Adaptation Syndrome (G.A.S.) ovvero “sindrome generale di adattamento”. Insieme con lo schema delle tre fasi, questa definizione è tuttora alla base delle moderne ricerche sullo stress. La sindrome G.A.S. è dunque un meccanismo difensivo con cui l’organismo si sforza di superare le difficoltà per poi tornare, al più presto possibile, al suo normale equilibrio operativo (omeostasi). Essa può svilupparsi secondo due modalità:

  1. reazione da stress acuta, di breve durata, consistente in una rapida fase di resistenza cui segue un quasi immediato e ben definito ritorno alla normalità (ad esempio, quando si scatta in velocità per raggiungere l’autobus e, appena saliti, ci si rilassa);

  2. reazione da stress prolungata, con una fase di resistenza che può durare da molti minuti a giorni, settimane, anni e, per qualcuno, tutta la vita.

Il dottor Selye ricordava spesso che la principale causa del cattivo stress dell’umanità moderna è la frustrazione come effetto delle contrarietà e dei fastidi della vita di tutti i giorni. Per questo motivo la maggior parte di noi vive, quasi sempre, in una fase di resistenza da stress prolungata a cui, di tanto in tanto, si sommano episodi di reazione da stress acuta (come nel caso di una discussione col proprio partner o superiore). La risposta di stress è quindi un insieme di reazioni a catena che coinvolgono innanzitutto il sistema nervoso, il sistema endocrino e il sistema immunitario agendo di conseguenza su tutto l’organismo. Si tratta di sistemi che operano in stretta interdipendenza, come la psiconeuroendocrinoimmunologia ha dimostrato, sotto il controllo del sistema nervoso centrale. Determinante pare essere l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA); mentre in condizioni di non stress l’attività dell’asse HPA è organizzata in oscillazioni periodiche regolari, in condizioni di stress si verifica un’ulteriore attivazione del sistema. Lo scopo di tutti questi cambiamenti è uno solo: mettere l’individuo nella migliore “condizione di combattimento o fuga”. Ovviamente questo meccanismo di risposta di stress riguarda tutti gli animali e serve egregiamente: senza stress non si sarebbe in grado di reagire efficacemente, si tratti di affrontare o fuggire una belva (situazione oggi più rara) o di fornire la risposta esatta a un esame (situazione più frequente). Le ricerche del Dr. Selye e di altri scienziati hanno chiarito la complessa fisiologia delle tre fasi della sindrome generale di adattamento. Le spiegazioni seguenti ne colgono gli aspetti essenziali, al fine di dimostrare la grande importanza dello stress come intermediario mente-corpo.

Prima fase: allarme

E’ la fase iniziale in cui l’organismo chiama a raccolta tutte le sue risorse disponibili per l’azione immediata, soprattutto secernendo ormoni in grado di provocare opportuni cambiamenti in determinate funzioni organiche. In questa fase avviene un’intensa produzione di adrenalina (catecolamine) e una rapida accelerazione del ritmo cardiaco.

Seconda fase: resistenza

La durata di ogni reazione da stress dipende soprattutto da questa fase che dura finchè risulta necessaria una speciale prontezza e capacità d’azione, secondo percezioni basate, in gran parte, su fattori psicologici. E’ la fase in cui ci si adegua, bene o male, alle nuove circostanze e, in pratica, finché si percepisce il fattore di stress, l’organismo resiste.

Terza fase: esaurimento

Quando il “pericolo” viene percepito come superato o quando l’energia da stress comincia a scarseggiare, inizia la fase conclusiva che ha l’obiettivo di assicurare all’organismo il necessario periodo di riposo. Di solito, se la fase di resistenza termina prima che tutte le risorse di energia da stress siano state consumate, la successiva fase di esaurimento è sentita come un sensibile calo d’energia spesso associata ad un profondo sollievo o piacevole torpore (come dopo un emozionante avvenimento sportivo, una positiva discussione coniugale o un appagante rapporto sessuale). Se invece, la precedente fase di resistenza è durata per molto tempo, possono derivarne lunghi e debilitanti periodi di esaurimento, visto che l’organismo tende a restare in questa fase finché ne sente la necessità.

Conseguenze deIlo stress cronico

Gli effetti sgradevoli dello stress improduttivo e sprecato, i soli a cui in genere si fa riferimento parlando di stress, costituiscono quel moderno e molto diffuso malessere che Selye chiamò distress. Esempi di distress sono le condizioni che generano lo stato di preallarme ma non consentono di giungere a una risoluzione del conflitto: la perdita di un congiunto, la perdita del lavoro ecc. Già nel 1986, un sondaggio pubblicato nella rivista medica americana “Prevention” accertò che i sintomi da stress negativo erano frequenti nell’89% della popolazione americana adulta, con periodicità settimanale nel 59% dei casi; queste percentuali indubbiamente alte appaiono oggi come caute e inferiori alla realtà. Nel 1983, un articolo apparso sulla rivista “Time”, rivelò che i farmaci più venduti in America settentrionale, dopo l’Aspirina e i tranquillanti Valium e Librium, erano il Tagamet, contro l’ulcera gastrica e l’Inderal, contro l’ipertensione arteriosa. Lo stesso articolo affermò inoltre che un quinto delle maggiori organizzazioni aziendali aveva già istituito per i propri dipendenti, speciali corsi di addestramento alla gestione dello stress. Da tali cifre, certamente aumentate negli ultimi decenni, risulta chiaro che lo stress è per molta gente un’esperienza negativa piuttosto che una fonte di energie salutari. Gli studiosi del “Canadian Institue of Stress”, dopo aver eseguito un’analisi statistica su persone con sintomi tipici del distress a cui furono poste delle domande tratte da un questionario chiamato “Stress Inventory System” (inventario sistematico dello stress), hanno definito cinque fasi del distress cronico (stanchezza cronica, problemi interpersonali, turbe emotive, dolori cronici, patologie da stress).

Tabella: Alcune problematiche e patologie in cui risulta implicato lo stress

  1. Difficoltà di prendere le decisioni giuste, di relazionarsi con gli altri.

  2. Scarso rendimento nel lavoro.

  3. Difficoltà nelle relazioni interpersonali.

  4. Disturbi della memoria.

  5. Disturbi dell’attenzione.

  6. Disturbi della sfera sessuale

  7. Depressione, ansia

  8. Emicrania, cefalea muscolo-tensiva

  9. Lombalgia, cervicalgia

  10. Artrosi

  11. Colite spastica, stipsi

  12. Ulcera gastrica e duodenale

  13. Diabete, ipercolesterolemia

  14. Invecchiamento precoce

  15. Malattie cardiovascolari (ipertensione, tachicardia, extrasistole, infarto)

  16. Genesi del cancro.

  17. Genesi delle malattia autoimmuni.

  18. Raffreddori e rinite allergica

  19. Asma bronchiale

  20. Allergie varie

  21. Malattie influenzali e persistenti febbricole

  22. Acne, psoriasi

  23. Cistite, uretrite, annessite, vaginite, bronchite, stomatite, ecc.

  24. Herpes labiale e Herpes genitale

  25. Insonnia e disturbi del sonno.

  26. Obesità e intolleranze alimentari

Centro Psicologia e Psicoterapia Funzionale - Tabella Stress